Occupazione di Via Spaventa a Firenze: la svolta? I rifugiati somali concordano con le autorità alternative dignitose

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rifugiati via SpaventaIeri mattina i circa 100 rifugiati, tutti di nazionalità somala, che occupavano dalla fine del mese di gennaio scorso l’edificio di proprietà privata in Via Spaventa a Firenze, hanno lasciato lo stabile, a fronte di un accordo con le autorità locali per il trasferimento presso alcune strutture di accoglienza presenti sul territorio fiorentino.

L’operazione di sgombero si è svolta in modo pacifico, trattandosi del passaggio conclusivo di un lavoro di rete principalmente tra i Padri Gesuiti – proprietari dell’immobile, il Comune di Firenze, la Caritas e il Gruppo cooperativo CO&SO attivo nel welfare in Toscana, lavoro che ha senz’altro giovato della decisione, seppur tardiva, di includere nel dialogo anche gli stessi abitanti dello stabile, con la facilitazione dell’Associazione Comunità Somala in Toscana.

La svolta arriva per tanti dopo più di 10 anni di vita vissuta in Italia, molti dei quali in condizioni di marginalità. In molti casi, si tratta di persone che sono state costrette dal Regolamento Dublino a ricostruirsi una vita in Italia dopo essere stati riportati indietro da altri Paesi europei, dove spesso avevano trovato possibilità di vita e di lavoro più dignitose. Senza un lavoro – o con lavori estremamente precari e saltuari – e senza mezzi di sostentamento, molti hanno trovato riparo in edifici in disuso, subendo ripetuti sgomberi privi di alternative. L’ultimo dei quali a gennaio, nel magazzino dell’ex mobilificio Ajazzone a Sesto Fiorentino, in seguito ad un incendio che è costato la vita ad Ali, cittadino somalo, rientrato nell’edificio in fiamme nel tentativo di recuperare i documenti utili alla procedura già avviata di ricongiungimento familiare. Per i sopravvissuti al rogo, l’ennesima occupazione, stavolta in via Spaventa.

In oltre 10 anni di attività con una clinica mobile che offre assistenza sanitaria e orientamento ai servizi alle persone più vulnerabili presso gli insediamenti precari del territorio fiorentino, i medici e gli operatori di MEDU hanno curato e ascoltato le storie di centinaia di persone che vivono in condizioni di esclusione. Solo nel corso del 2017,l’equipe ha visitato circa 100 pazienti per un totale di 380 visite (tra prime e successive visite), presso 7 insediamenti precari di cui due sgomberati nel corso dell’anno (in via Fanfani a Sesto Fiorentino e in via Luca Giordano a Firenze). Si tratta principalmente di cittadini stranieri provenienti dal Corno d’Africa, in Italia da molti anni, nonché uomini donne e bambini dall’Europa dell’Est, comunitari e non. Tra gli assistiti, anche persone originarie dell’Africa Occidentale, attualmente inseriti in percorsi accoglienza o da essi fuoriusciti per varie ragioni.

Nell’insediamento di via Spaventa, da gennaio ad oggi, i pazienti visitati, per lo più rifugiati con i documenti in regola o in fase di rinnovo, sono stati circa 60, con una presenza della clinica mobile due volte al mese, settimanale in caso di bisogno. Il quadro emerso è una diffusa vulnerabilità socio-sanitaria, in alcuni casi anche di natura psicologica, originata dalle violenze vissute nei Paesi di origine e durante il viaggio, e accentuata dalle condizioni precarie di una vita al margine qui in Italia.

L’equipe ha inoltre effettuato 50 accompagnamenti presso i servizi del territorio e segnalato puntualmente e ripetutamente ai Servizi Sociali del Comune nonché all’Assessorato al Welfare e Sanità, Accoglienza e Integrazione, Pari opportunità e Casa, le persone con problematiche sanitarie di diversa gravità. E’ il caso ad esempio di Z. e N., che necessitano di un intervento chirurgico urgente per patologie complesse; o di K. e. Y., affetti da grave disagio psichico; e ancora, D. e O., con patologie croniche come il diabete, che necessitano trattamenti farmacologici specifici.

Nonostante la disponibilità di MEDU, più volte ribadita, ad offrire supporto nell’individuazione di adeguati percorsi di cura e inserimento sociale, l’unica risposta ottenuta in questi mesi è stato il silenzio delle istituzioni e dai servizi preposti.

MEDU ha accolto con soddisfazione la notizia dell’approccio adottato dagli enti coinvolti per dare una svolta alla situazione dello stabile di via Spaventa, su impulso peraltro degli stessi proprietari dell’immobile, i Padri Gesuiti: gli occupanti hanno ottenuto delle risposte dignitose ai loro bisogni, come l’inserimento in centri SPRAR, l’accoglienza in strutture per donne sole e altre soluzioni di autonomia abitativa o il rilascio di titoli di viaggio a chi ne ha i requisiti.

MEDU auspica che l’impegno preso dalle istituzioni locali si confermi nel tempo e che non si tratti di una soluzione emergenziale che, come constatato in passato, non farebbe altro che riproporre e aggravare le situazioni marginalità nei prossimi mesi. L’approccio adottato per via Spaventa potrebbe essere la dimostrazione di come l’esclusione e la marginalità possano essere superate concretamente, preferendo a sgomberi privi di alternative, processi virtuosi di collaborazione in rete tra istituzioni, associazioni e organizzazioni del privato sociale, senza escludere mai le popolazioni interessate dall’elaborazione dei percorsi di autonomia e di cittadinanza che le riguardano.

MEDU continuerà a monitorare le condizioni delle persone finora assistite in via Spaventa e ora ricollocate, proseguendo la propria attività di assistenza e orientamento ai servizi presso gli altri insediamenti precari del territorio.

Nel corso del prossimo mese di gennaio, MEDU presenterà pubblicamente un rapporto sulle attività svolte durante il 2017 presso gli insediamenti precari, riportando criticità, analisi, testimonianze e proposte, nell’auspicio che possano contribuire al superamento delle tante situazioni di vulnerabilità che ancora esistono sul territorio fiorentino.