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PROGETTO CAMPER PER I DIRITTI
Prevenzione e promozione psico-socio-sanitaria per la popolazione senza fissa dimora a Roma
 
 
Il contesto

Il progetto “Un camper per i diritti” è attivo a Roma dal 2004. A partire dal 2008 l’attività si è concentrata in modo particolare nella zona della stazione Ostiense, senza però trascurare il monitoraggio costante della popolazione senza dimora presente in altre aree della città.

Il progetto nasce da un’urgenza: sia dal punto di vista sanitario sia dal punto di vista sociale, le persone senza fissa dimora si trovano spesso prive di qualsiasi aiuto mentre i loro bisogni restano inascoltati da chi vive lontano dalla “strada”. L’idea del progetto “Un camper per i diritti” nasce dalla possibilità di incontro tra quella che è una delle finalità principali di Medici per i Diritti Umani, cioè intervenire per il diritto alla salute delle popolazioni più vulnerabili e la necessità delle città di avere maggiori strumenti con i quali gestire il fenomeno. L’unità mobile di strada, concepita come un servizio di prossimità a bassa soglia, è inoltre un valido ausilio nelle sorveglianza epidemiologica di una popolazione spesso difficilmente raggiungibile dalle iniziative di prevenzione e controllo delle patologie poste in atto dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). A questo si aggiunge il deficit legislativo in materia di assistenza sanitaria per alcuno gruppi di persone (ad esempio, l'assistenza ai cittadini comunitari che vivono in condizioni di indigenza e senza una copertura sanitaria nel paese d'origine).

La marginalità sociale risulta purtroppo un fenomeno in crescita sul territorio italiano, interessando la già fragile popolazione migrante cui si assommano le fasce più deboli della popolazione italiana.

Si calcola che a Roma vivano circa 8.000 persone senza fissa dimora (5.500 si trovano sulla strada e 2.500 sono ospitati nei centri di accoglienza notturni del Comune e delle associazioni di volontariato)1. Tale stima non comprende la popolazione Rom presente in città negli insediamenti spontanei. Oltre il 60% dei senza fissa dimora è costituito da stranieri. L’espandersi del fenomeno dei senza-fissa-dimora appare direttamente conseguente alla “forza di espulsione” che si riserva da parte della società e delle istituzioni nei riguardi di alcune fasce particolarmente fragili. In questo nuovo fenomeno di homelessness l’età è sempre più bassa e aumentano le donne.

Oggi la realtà dei senza fissa dimora è molto complessa e legata a numerose problematiche.


ITALIA

Mortalità infantile
3,4/1.000 nati vivi

Speranza di vita alla nascita
81.8 anni

Indice di sviluppo umano

0,874 ; posizione 24/177

PIL per abitante ($)

34.059






Foto di Patrizio Cocco

Popolazione beneficiaria
diretta: popolazione SFD di Roma (circa 8000 persone)
indiretta: i cittadini residenti nelle zone d’intervento saranno i beneficiari indiretti delle azioni di salute pubblica, sorveglianza epidemiologica, prevenzione e promozione della salute messe in atto dal progetto.

Volontari

30

Responsabile progetto

Roseli Petry

Referente sede
Alberto Barbieri

Finanziatori

Tavola Valdese, Fondazione Charlemagne

Budget

2011: 91.220,00 Euro

Camper


Camper
Foto di Alessia Cerqua

Il progetto

Obiettivo principale del progetto è quello favorire l’accesso alle cure e migliorare la fruizione dei servizi sanitari pubblici da parte delle persone senza fissa dimora. Un equipe di medici, psicologi ed operatori di strada volontari opera all’interno di un’unità mobile (un camper attrezzato ad ambulatorio itinerante) fornendo i seguenti servizi:

• sevizio di prima assistenza sanitaria su strada;
• informazione sulle modalità di accesso al SSN, sul diritto alla salute e sugli altri diritti fondamentali;
• orientamento per l’accesso alle strutture del SSN, ai centri di accoglienza e agli enti di tutela;
• accompagnamento ai servizi socio-sanitari dei pazienti più vulnerabili.

Per ogni paziente visitato viene compilata una sintetica scheda clinica. L’Unità mobile di strada è concepita come un servizio di prossimità a bassa soglia. L’equipe dell’unità mobile raggiunge la popolazione di strada in affiancamento con i volontari di altre associazioni che portano alimenti e bevande calde; instaura un rapporto di fiducia con i beneficiari attraverso la presenza costante sul territorio e la risoluzione di problemi medici immediati (medicazioni, cure di base, consulenze). In tal modo è possibile costruire un rapporto di fiducia che aumenta la probabilità di risoluzione dei problemi sanitari e la riuscita di invio - per le persone che lo necessitino - alle strutture del SSN o l’orientamento verso centri di accoglienza e altri servizi. Il semplice ascolto come modalità di sostegno psicologico riveste una notevole importanza.
Creato questo sub-strato di fiducia, favorito, spesso, anche dagli operatori delle altre associazioni, è possibile iniziare un graduale processo di riavvicinamento delle persone alle strutture sanitarie. La scelta della zona e della modalità di intervento avvengono in seguito ad una prima fase di monitoraggio itinerante. Durante questa fase, gli operatori di MEDU hanno raccolto dati su nazionalità, condizioni abitative, sociali e sanitarie delle persone contattate sulla strada.

I risultati attesi sono i seguenti:

• la popolazione beneficiaria usufruisce di un servizio di prima assistenza sanitaria su strada;
• la popolazione beneficiaria riceve adeguate informazioni sulle modalità di accesso al SSN nonché sul diritto alla salute, sul diritto d’asilo e sugli altri diritti fondamentali;
• la popolazione beneficiaria usufruisce di un adeguato orientamento per l’accesso alle strutture del SSN, ai centri di accoglienza e agli enti di tutela.

Le attività d’informazione e sensibilizzazione hanno un ruolo particolarmente importante in questo progetto. Oltre all’assistenza diretta, il progetto si propone, infatti, di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla realtà sociale di fasce di popolazione particolarmente vulnerabili e sul rispetto dei loro diritti fondamentali con particolare riguardo all’accesso alle cure. Infine, risulta cruciale l’advocacy per il diritto alla salute e gli altri diritti sociali presso le sedi istituzionali adeguate e la richiesta di interventi legislativi e operativi da parte di quest’ultime per il potenziamento dell’accesso ai servizi socio-sanitari pubblici per i gruppi di popolazione più vulnerabili.

Diario di bordo


Per un maggior approfondimento si veda anche:

Città Senza Dimora - INDAGINE SULLE STRADE DELL’ESCLUSIONE 2011

Rapporto 2009 sulle attività di assistenza sanitaria su strada a Roma

Rapporto 2008 sulle attività di assistenza sanitaria su strada a Roma e Firenze - "Un camper per i diritti"

Rapporto 2007 sulle attività di assistenza sanitaria su strada - "Un camper per i diritti"



 
 


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