Firenze: così viene applicata la nuova circolare ministeriale sugli sgomberi

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Ancora una volta l’Amministrazione fiorentina avalla lo sgombero di un edificio occupato senza prevedere misure di lungo periodo idonee ad evitare che le persone evacuate si ritrovino nella stessa condizione di emarginazione e isolamento nel giro di poche settimane.

Stavolta si tratta dell’edificio di Via Panciatichi, ex sede dell’Agenzia delle Entrate alla periferia nord di Firenze. I Servizi territoriali già da tempo conoscevano le difficili condizioni igienico-sanitarie in cui circa 200 persone, tra cui molte famiglie, erano costrette a vivere, in quanto prive di alternative abitative più dignitose.

Dal marzo 2017 ad oggi, Medici per i Diritti Umani ha più volte segnalato agli enti preposti i numerosi casi di vulnerabilità – principalmente, nuclei familiari con bambini, e persone con gravi patologie che necessitano assistenza continua (dializzati, cardiopatici, etc.). La nostra Associazione ha per ben due volte fatto richiesta formale di incontro per fornire la propria collaborazione alle istituzioni nell’individuazione di percorsi di accoglienza adatti alle esigenze dei singoli. Non è purtroppo seguita nessuna risposta.

Le criticità dei residenti e la disponibilità del team Medu sono state fatte presenti anche ieri ai rappresentanti dei Servizi Sociali giunti sul luogo. Le persone sgomberate verranno accolte temporaneamente in una struttura, gestita dalla Caritas di Firenze, tradizionalmente adibita all’emergenza freddo per persone senza fissa dimora. Quindi, ancora una volta, allo sgombero non fa seguito una presa in carico di medio-lungo periodo. Alla Caritas, invece, rimane il difficile compito in tempi stretti di identificare le esigenze delle persone vulnerabili accolte e individuare altre strutture disponibili per il trasferimento, nell’auspicata eventualità che ci siano.

Desta preoccupazione il fatto certo che non esistano invece proposte, o almeno risposte, istituzionali per tutti: circa una trentina di persone, nello specifico uomini e donne sole che in Via Panciatichi avevano un luogo dove stare, da oggi sono senza dimora, “colpevoli” di non essere parte di un nucleo familiare e di non soffrire di patologie rilevanti.

La speranza rimane come sempre la stessa: che lo sgombero sia seguito dall’attivazione di percorsi di inclusione sociale concreti, e non si trasformi semplicemente in uno spostamento del problema abitativo da una zona all’altra del territorio. Territorio che rimane, nonostante tutto, il luogo degli interessi e delle relazioni anche di coloro per i quali l’emergenza abitativa è una criticità ormai strutturale del proprio (soprav)vivere.