Israele ritarda di sei mesi in media l’uscita di pazienti oncologici da Gaza

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Israele ritarda di sei mesi in media l’uscita di pazienti oncologici da Gaza


Medici per i Diritti Umani diffonde il comunicato dell’organizzazione partner Physicians for Human Rights Israele.

Israele ritarda, con una media di non meno di sei mesi, l’uscita dalla Striscia di Gaza di cinque donne affette da cancro al seno che hanno bisogno di cure urgenti. Il ritardo più lungo è stato di otto mesi per una donna di 28 anni e madre di 4 bambini, affetta da cancro al midollo osseo e tumore alla milza. Altre due donne con cancro al seno, di anni 44 e 51, hanno subito un ritardo di più di sei mesi. L’autorità israeliana del valico di Erez che si occupa dei permessi si rifiuta di rispondere rispetto a questi casi.

I 5 casi descritti qui di seguito sono stati portati all’attenzione di Physicians for Human Rights-Israel (PHRI), che aiuta i palestinesi a lasciare Gaza per cure mediche. Essendo stata contattata dalle donne in questione, PHR-I ha inoltrato una richiesta urgente alle autorità israeliane per garantire loro l’accesso alle cure. Nonostante il prolungato ritardo, il Distretto di coordinamento del valico di Erez (District Coordination and Liaison at Erez Crossing- DCL) ha risposto che la richiesta è in fase di istruttoria.

Nel corso degli ultimi anni, ritardi nelle risposte delle autorità israeliane alle richieste dei palestinesi per uscire da Gaza per cure mediche in Israele o altrove sono diventati un serio ostacolo che nega a centinaia di pazienti ogni mese l’accesso a cure mediche non disponibili a Gaza. Come conseguenza di questi ritardi, i pazienti perdono la possibilità di fare le visite mediche prenotate negli ospedali in Israele, in Giordania e nei Territori palestinesi e sono costretti a prenotarle nuovamente e a richiedere nuovi permessi di uscita dalla Striscia. Secondo l’ Organizzazione mondiale della sanità-OMS e PHRI, nel 2017 le autorità israeliane – a capo del DCL e dei Servizi di sicurezza (Shabak) – hanno ritardato l’istruttoria di metà delle richieste di uscita dei pazienti dalla Striscia di Gaza. Nel mese di giugno, circa il 50% delle richieste hanno subito ritardi (949 su 1920); nel mese di luglio, il 40% delle richieste non hanno ricevuto una risposta in tempo (742 su 1847); mentre nel mese di agosto il 54% delle persone che hanno fatto richiesta (1145 su 2120) non si è presentato alle visite prenotate.

PHRI ha risposto dichiarando: “Ritardi, situazioni tirate per le lunghe e reazioni evasive chiaramente dimostrano come la burocrazia dell’occupazione israeliana violi il diritto alla salute dei palestinesi, mettendo a rischio la loro vita. Questa non è la prima volta che le autorità israeliane approfittano cinicamente della totale dipendenza dei palestinesi nei loro confronti per quanto riguarda le cure mediche, dimostrando apatia, insensibilità, mancanza di cuore e durezza nei confronti della sofferenza umana. Lo Shabak e il DCL devono immediatamente cessare questo approccio di sfruttamento ed autorizzare l’entrata dei pazienti oncologici in Israele senza ritardi”.

I casi nel dettaglio:


Ala’ Suweidan ha 28 anni e 4 figli, il più piccolo dei quali ha solo 9 mesi. Essendole stato diagnosticato un cancro al midollo osseo e un tumore alla milza, ha bisogno di cure mediche più approfondite presso al-Najah Hospital di Nablus. Da febbraio 2017, ha inviato otto richieste al DCL che non hanno ancora ricevuto risposta. Nel periodo intercorso, Suweidan non è più autonoma e non è in grado di badare ai suoi figli.

Sana’ al-Siri ha 51 anni ed è madre di 5 figli, di cui due sono morti nel 2014 durante gli attacchi israeliani a Gaza (“Operation Protective Edge”). Essendole stato diagnosticato un cancro al seno, durante il mese di aprile, quest’anno, si è sottoposta ad una mastectomia presso lo European Hospital di Khan Younis. Nel mese di maggio, è stata mandata al Augusta Victoria Hospital a Gerusalemme Est per una PET CT, che consiste in una cura radioterapica che non è disponibile a Gaza. Ha inoltrato tre richieste fino ad oggi, nessuna delle quali ha ricevuto risposta.

Amani Abu-Ta’ima ha 28. Le è stato diagnosticato un carcinoma al rene che ha sviluppato metastasi in tutto il corpo. II 23 giugno 2013, si è sottoposta ad una ostectomia presso l’ospedale St. Joseph a Gerusalemme est ed è stata inviata all’ Augusta Victoria Hospital per cure più approfondite. Da allora tutte le richieste, incluse due inviate da PHRI, sono in fase di istruttoria da parte delle autorità israeliane.

Marwa Ghalban ha 29 anni ed è madre di sei bambini. Essendole stato diagnosticato un tumore alla tiroide, è entrata in Israele precedentemente per ricevere cure. L’ 11 giugno di quest’anno è stata trasferita al Hadassah Ein Kerem Medical Center a Gerusalemme ovest ma le sue richieste sono ancora in fase di valutazione da parte delle autorità israeliane.

Suheira Sidam ha 44 anni. Nel 2016, è stata presa in cura a Gerusalemme est senza particolari difficoltà. Dall’11 maggio 2017 ha tentato di entrare in Israele senza successo. Ha inoltrato 5 richieste durante quest’anno, senza ricevere alcuna risposta da parte delle autorità israeliane. E’ importante menzionare che nel mese di giugno le è stato rilasciato un permesso con la data sbagliata e da allora non ha mai ricevuto una risposta alla sua nuova richiesta.

Per maggiori informazioni:
Andrea Barsony, International Advocacy Coordinator Physicians for Human Rights – Israel, 052-3112136, 054-6995199
Ufficio stampa Medici per i Diritti Umani (MEDU) – 3343929765 / 0697844892 – info@mediciperidirittiumani.org

La versione italiana del comunicato è  a cura di Medici per i Diritti Umani (MEDU).
Medici per i Diritti Umani (MEDU) e Physicians for Human Rights – Israele, organizzazioni partner, fanno parte dell’International Federation of Health and Human Rights Organisations (IFHHRO) e collaborano dal 2009 in progetti sanitari nei Territori occupati palestinesi insieme all’organizzazione palestinese Palestinian Medical Relief Society (PMRS).