La morte di Soumalia e le responsabilità della politica

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Soumaila Sacko, un giovane maliano di 29 anni è stato ucciso a fucilate e altre due suoi compagni, anch’essi del Mali, feriti, mentre raccoglievano delle lamiere in una fabbrica abbandonata nei pressi di Rosarno in Calabria.
Le lamiere sarebbero servite per costruire delle baracche nella tendopoli/baraccopoli di San Ferdinando dove i due uomini feriti vivevano. Soumalia aveva deciso di dare loro una mano dal momento che egli viveva nella nuova tendopoli situata a poche centinaia di metri di distanza dal vecchio insediamento.

Mentre si auspica che nel più breve tempo possibile gli inquirenti individuino i responsabili e il movente dell’omicidio, questo tragico episodio risuona come ennesimo monito sulle condizioni di grave sfruttamento dei braccianti stranieri impiegati nella raccolta degli agrumi e dei kiwi nella Piana di Gioia Tauro. Nel recente rapporto “I dannati della terra” Medici per i Diritti Umani denuncia per l’ennesima volta la spaventose condizioni di vita e di lavoro di migliaia di lavoratori migranti della Piana.

Non si può non osservare del resto che il clima di xenofobia alimentato negli ultimi anni dal dibattito politico del nostro paese, e in maniera ancora più virulenta nella recente campagna elettorale,costituisca un nefasto brodo di coltura da cui possono prodursi anche episodi di grave violenza come quello di ieri o come l’omicidio di Idy Diene a Firenze solo qualche mese fa.

Le istituzioni, ed in particolare il nuovo governo, sono chiamate, oggi più che mai, a lavorare per costruire integrazione piuttosto che fomentare l’irresponsabile propaganda dell’intolleranza. MEDU chiede pertanto una condanna decisa ed inequivocabile di questi atti, un impegno tangibile ed azioni concrete per contrastare ogni forma di xenofobia, illegalità e sfruttamento.

Il nostro pensiero a Soumalia, a Idy e a tutte le vittime dell’intolleranza.

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