“L’ordine delle cose” e il suo costo umano

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Oggi in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia il nuovo film di Andrea Segre sulla Libia, l’Italia e le migrazioni, patrocinato da Medici per i Diritti Umani


lager libia

“Il mondo dovrebbe essere al contrario Mr. Kohler” si dice ad un certo punto del film. Prima gli uomini, la loro dignità, i loro diritti e poi il resto. Ma così non è poiché la ragion di stato procede, ha sempre cinicamente proceduto, con un’altra logica. Il flusso migratorio nel Mediterraneo è stato bloccato, ma qual è appunto il suo prezzo? Il film intenso e rigoroso di Andrea Segre ci offre la versione di Corrado, poliziotto in missione in Libia per conto del governo italiano con il compito di far funzionare per davvero gli accordi italo-libici per il contrasto dell’immigrazione illegale. La realtà imprevista in cui si trova immerso suo malgrado Corrado, il granello di sabbia che inceppa “l’ordine delle cose”, si rivela sorprendentemente complementare alla realtà che i medici, gli psicologi e i volontari di Medici per i Diritti Umani scoprono quotidianamente dai racconti e dalle testimonianze dei migranti assistiti appena sbarcati dalla Libia. La Libia è oggi un immenso campo di sfruttamento, tortura e morte per migliaia di migranti ( link con comunicato Lager Libia e webmap esodi ). L’85% dei migranti assistiti da MEDU ha riportato di aver subito violenze e abusi gravissimi in carceri, centri di detenzione per migranti e luoghi di sequestro. Negli ultimi mesi, la situazione è, se possibile, ulteriormente peggiorata. Solo qualche settimana fa Xavier, 25 anni dal Camerun, appena sbarcato a Pozzallo raccontava: “La prima volta che sono partito in mare la guardia costiera libica ci ha intercettato e ci ha riportato a terra. Ci ha condotto in una prigione a Zawia che si chiama Ossama Prison…Quello che differenzia questa prigione dalle altre è il fatto che se si paga il riscatto si è sicuri che si verrà rilasciati, cosa non sempre vera per le altre prigioni. Avvengono infinite crudeltà e torture lì dentro ma finalizzate ad ottenere i soldi, non la violenza diffusa che si vede negli altri posti. Questa prigione viene monitorata da una commissione di europei una volta al mese. Durante la visita mensile le guardie fanno sparire tutti gli strumenti di tortura, le catene e aprono tutte le celle così che sembri un campo profughi piuttosto che una prigione. Poi quando la visita è finita tutto ricomincia come prima.”
Ora che il flusso è stato bloccato quale sarà il destino delle migliaia di migranti lasciati al loro olocausto in Libia ? A questa domanda, malgrado gli ostentati buoni propositi di ristabilire il rispetto dei diritti umani in Libia, né il Governo italiano né l’Unione europea hanno ancora risposto.