MEDU SCRIVE ALLA SINDACA E AL PREFETTO DI ROMA: URGENTE PREDISPORRE PRESIDIO UMANITARIO PER I MIGRANTI PIU’ VULNERABILI

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Sgomberi Roma(foto di Francesco Pistilli )

Roma, 24 luglio 2017 – Lo scorso 11 luglio, Medici per i Diritti Umani ha scritto alla Sindaca di Roma Virginia Raggi e al Prefetto Paola Basilone, segnalando la grave situazione umanitaria in cui si trovano centinaia di migranti nei pressi della stazione Tiburtina. Se si eccettuano i ripetuti sgomberi messi in atto senza soluzioni alternative, anche quest’anno le istituzioni sembrano essersi dimenticate dei migranti più vulnerabili che giungono nella capitale. L’unico supporto arriva dai cittadini e da associazioni come Baobab Eperience, MEDU e la Rete legale. Qui di seguito la lettera di MEDU alle istituzioni a cui, alla data di oggi, non è giunta alcuna risposta.

L’associazione Medici per i Diritti Umani (MEDU) che da anni è impegnata a Roma nel garantire assistenza e orientamento sanitario ai gruppi di popolazione più vulnerabili, è attualmente presente tre volte a settimana con la propria clinica mobile nei pressi della stazione Tiburtina – Piazzale Spinelli/Chiaromonte – dove ogni giorno circa 150 migranti si trovano costretti a vivere in condizioni di estrema precarietà. Negli ultimi mesi, in concomitanza con l’aumento degli sbarchi, si è assistito infatti ad un progressivo ma significativo aumento delle presenze. Nel solo mese di giugno i medici della clinica mobile hanno effettuato 180 visite a 107 pazienti, riscontrando in molti casi importanti vulnerabilità. In base ai dati raccolti da MEDU nel corso delle visite, la popolazione presente è costituita principalmente da migranti provenienti dall’ Eritrea (circa 60%), dal Sudan e dal Sud Sudan (30%), con una presenza minore di Somali, Curdi Iracheni, Etiopi, Siriani e persone provenienti dall’Africa centrale e occidentale. Il 9% dei pazienti erano minori stranieri non accompagnati e il 4% erano donne.

Le problematiche sanitarie più diffuse sono attribuibili alle attuali condizioni di vita e alle drammatiche condizioni di viaggio: la gran parte delle persone visitate ha affermato di essere stata sottoposta a tortura o ad altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti in Libia, lungo le rotte migratorie e nei luoghi di detenzione. La maggior parte di queste persone si trova in condizioni psico-fisiche estremamente precarie. Molti presentano lesioni e ustioni occorse durante il viaggio in mare e, spesso, durante i naufragi; conseguenze di traumi e percosse; infezioni e malattie dermatologiche legate alle scarse condizioni igieniche. Il susseguirsi delle operazioni di sgombero della zona (6 negli ultimi 3 mesi), ha comportato un peggioramento delle condizioni di vita pur non evitando che il numero di persone presenti nell’insediamento aumentasse.

Nella totalità dei casi si tratta di persone che sono state sottoposte alle procedure di identificazione al momento dello sbarco. Le ragioni per cui si trovano in strada sono principalmente: la difficoltà di accedere alla procedura di relocation per gli Eritrei e la volontà di raggiungere altri paesi europei (in particolare la Francia) per i Sudanesi.

Il 54% degli Eritrei ha infatti affermato di essere stato accolto alcune settimane o alcuni mesi in centri di accoglienza (C.A.S., HUB ed ex C.A.R.A., C.A.S. per minori) in diverse parti d’Italia subito dopo lo sbarco, ma di non aver ricevuto alcuna informazione e alcun sostegno in merito al programma di relocation. Le persone, in maggioranza sudanesi, che tentano di attraversare il paese diretti in Francia, arrivano invece a Roma a pochi giorni dallo sbarco nelle condizioni di estrema vulnerabilità sopra descritte.

Riteniamo fondamentale che le istituzioni di Roma Capitale e la Cabina di regia recentemente istituita presso la Prefettura si impegnino – per quanto possibile nell’ambito di una situazione determinata da fattori e politiche nazionali e internazionali – a trovare una soluzione adeguata a quella che possiamo definire una “crisi umanitaria permanente” nella nostra città che rende le persone coinvolte sempre più esposte a violenze e abusi ed esaspera e polarizza il dibattito politico e sociale sul tema della migrazione.

Crediamo dunque che sia assolutamente necessario garantire immediata accoglienza alle persone che stanno seguendo, o cercano di avviare, la procedura di relocation, per il breve tempo necessario al trasferimento, come misura di urgenza in attesa che sia garantito l’accesso al programma da tutte le Questure del Paese, e che venga garantito alle persone in transito l’accesso all’informazione e ai diritti di base. Per queste ragioni torniamo a chiedere l’urgente implementazione di un presidio umanitario in grado di fornire tre cose essenziali: prima accoglienza, assistenza socio-sanitaria e informazione/orientamento legale.