NON MANDIAMOLI SULLA STRADA!
Dati sui migranti in condizioni di precarietà a Roma e Firenze

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A fronte della crescita ormai consolidata degli arrivi di migranti forzati in Italia, sono ormai ben conosciute le rilevanti carenze del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati del nostro Paese (vedi grafici) tra le quali la cronica insufficienza dei posti di accoglienza, la frammentazione del sistema complessivo in differenti sotto-sistemi – CARA, CDA, SPRAR, centri degli enti locali e ora Piano straordinario della Protezione Civile – che si differenziano tra loro per la rilevante disomogeneità dei costi e dei servizi offerti, la persistente difficoltà a pianificare in modo adeguato i flussi straordinari di richiedenti asilo. Tale situazione ha portato alla nascita di circuiti informali di accoglienza (tendopoli, baraccopoli, edifici abbandonati, stazioni ferroviarie), soprattutto nelle grandi aree metropolitane, che, per le loro stesse caratteristiche di estrema precarietà, non possono che rappresentare delle soluzioni mancate caratterizzate da fenomeni di ghettizzazione e cronica marginalità. In questo senso, l’area metropolitana di Roma è lo specchio di tale situazione e delle criticità del sistema di accoglienza in Italia. Non è sorprendente dunque che in una recente indagine (Città senza dimora. Indagine sulle strade dell’esclusione) MEDU abbia rilevato che oltre il 40% delle persone senza dimora assistite dalla propria unità mobile di Roma fosse costituito da richiedenti asilo, rifugiati e profughi in transito verso altri paesi europei.

I medici e i volontari di MEDU e di Cittadini del Mondo operano ormai da diversi anni nei più importanti insediamenti precari di migranti forzati delle città di Roma e Firenze.

Da aprile 2011 a settembre 2012 nell’ambito del progetto “Un camper per i diritti dei rifugiati” a Roma e Firenze, le equipe di MEDU (medici, mediatori, antropologi, operatori sociali e volontari che operano con un’unità mobile attrezzata ad ambulatorio) hanno effettuato 1599 visite mediche, visitato 1265 pazienti, fornito informazioni sul diritto alla salute e gli altri diritti fondamentali a oltre 2000 migranti forzati, inviato 754 persone presso i centri cittadini d’accoglienza inserito 25 persone in progetti SPRAR. Sono stati 268 i migranti minori visitati mentre tre pazienti su quattro avevano un’età compresa tra i 18 e i 30 anni.

A Roma, l’unità mobile di MEDU ha operato presso la stazione Ostiense e il Centro di prossimità di Tor Marancia dove sono presenti soprattutto profughi afgani. La struttura di Tor Marancia, primo intervento istituzionale con prospettive di sostenibilità dopo circa 10 anni di crisi dell’accoglienza dei rifugiati afgani a Roma, è un intervento pilota che, accanto a vari elementi di criticità, presenta alcune elementi innovativi come ad esempio la possibilità di ospitare transitoriamente anche i profughi diretti in altri paesi europei. Altri insediamenti raggiunti dagli operatori di MEDU sono la stazione Termini (un universo complesso dove molti rifugiati- soprattutto giovani del Mali e della Costa d’Avorio – vivono in condizioni di estrema precarietà), la baraccopoli di Ponte Mammolo (dove convivono circa 100 persone di diverse nazionalità ma in prevalenza eritrei) e il Centro Ararat (edificio abbandonato nel quartiere Testaccio dove vivono circa 100 rifugiati provenienti dal Kurdistan-turco). A Firenze, MEDU ha operato prevalentemente presso i magazzini dell’ex ospedale Meyer, dove vivono oltre 100 rifugiati provenienti per la quasi totalità dalla Somalia e l’edificio di Via Slataper che dal giugno 2011 ospita circa150 rifugiati provenienti per lo più dal Corno d’Africa (Somalia, Eritrea, Etiopia).

Dal 2006, i medici di Cittadini del Mondo prestano assistenza socio-sanitaria presso il più grande insediamento spontaneo di rifugiati di Roma : l’edificio di Via Arrigo Cavaglieri, chiamato anche “Selam Palace“, nella periferia sud della città. Al suo interno vive un numero variabile di rifugiati provenienti dal Corno d’Africa (Etiopia, Eritrea, Sudan e Somalia) in condizioni igienico-sanitarie disastrose. Dal 2006 ad oggi la presenza di migranti forzati è aumentata esponenzialmente arrivando dai 150-200 occupanti iniziali fino ai circa 900 attuali, di cui circa 50 bambini di tutte le età e 300 donne.

Dieci numeri sui cui riflettere:

oltre 17500: i profughi tutt’ora ospitati nei centri dell’emergenza Nord Africa che chiuderanno il 31 dicembre di cui (ai primi di novembre) 1765 nel Lazio (50% circa nell’area metropolitana di Roma) e 1519 in Toscana.

1292: i milioni di euro stanziati nel 2011-2012 per l’emergenza Nord Africa di cui poco meno di 600 destinati direttamente all’accoglienza e l’assistenza dei profughi. Il restante denaro è stato impegnato in altre voci: accordi con la Tunisia e la Libia, sostegno alle forze armate che sono intervenute e all’apparato del Ministero dell’Interno.

46: la diaria in euro per persona corrisposta agli entri gestori nell’ambito dell’Emergenza Nord Africa. Per i centri SPRAR (specializzati in fornire servizi, non solo di accoglienza, ma anche che favoriscano l’integrazione) la diaria è di 35 euro.

58000: i rifugiati presenti in Italia nel 2011, vale a dire meno di uno ogni 1000 abitanti. Nello stesso anno, la Germania, primo paese europeo per numero di rifugiati accolti, ne ospitava 571000. In Paesi come la Francia, i Paesi Bassi e il Regno Unito i rifugiati sono tra i 3 e i 4 ogni 1000 abitanti mentre in Svezia sono oltre 9 ogni 1000 abitanti

7431: i migranti forzati in lista d’attesa per entrare nei progetti di accoglienza dello SPRAR. In effetti si è creato un sistema “ad imbuto” per cui della totalità dei migranti forzati in uscita dai centri di prima accoglienza (CARA), solo una parte riesce a superare il collo stretto del sistema e ad accedere ai pochi posti disponibili nei progetti SPRAR o nel circuito dei centri metropolitani.

oltre 1500: il numero di rifugiati, richiedenti asilo e profughi che vivono per strada, in tende, baraccopoli o in edifici precari nella città di Roma. A Firenze sono circa 250.

120: i giorni che in media deve attendere un rifugiato per accedere a un centro di accoglienza a Roma

9: i mesi che deve attendere in media un richiedente asilo per accedere alla commissione territoriale di Roma

oltre 300: I migranti forzati con fragilità sanitarie – sia di tipo psichico che fisico – accolti dai centri di accoglienza del Comune di Roma . Il sistema di accoglienza cittadino non prevede però posti dedicati a persone con queste particolari vulnerabilità

4: gli anni del rifugiato senza dimora più giovane visitato dai medici di MEDU