Progetto ON.TO.


Progetto ON.TO. “Stop alla tortura dei rifugiati lungo le rotte migratorie
dai paesi sub-sahariani al Nord Africa”



Il Contesto

Immigrazione - Illustrazione by StainoNel 2014 ogni mese sono approdati in Italia in media 15,650 migranti (516 persone al giorno) per un totale di 140,000 persone (dati aggiornati al 30 Settembre). Di questi, la percentuale più alta è costituita da Eritrei, il cui numero è cresciuto del 400% rispetto al 2013.
La traversata via mare è solo l’ultimo tratto di un viaggio pieno di insidie, iniziato in alcuni casi anni prima. Chi si imbarca dal Nord Africa fugge in gran parte da guerre, da dittature e da territori in cui la propria vita e la propria libertà sono minacciate a causa di motivi etnici, religiosi, sociali o politici. Nonostante il diritto d’asilo sia sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951 per i rifugiati, questi sono facile preda di trafficanti di uomini che li vendono, li rapiscono o li tengono in ostaggio, sottoponendoli ad una serie di torture e trattamenti disumani e digradanti che minano la loro dignità. In Sudan molti migranti possono trascorrere anni in un campo rifugiati o essere rimpatriati nel loro paese d’origine dove rischiano la vita. In Libia molti finiscono in uno dei 25 centri detentivi, dove patiscono il sovraffollamento, la fame, scarse condizioni igieniche e la mancanza di accesso ai servizi sanitari dei quali avrebbero bisogno. Secondo le stime più recenti dell’UNHCR, un terzo degli immigrati in viaggio verso l’Italia viene accolto in Sicilia, per poi muoversi verso le città del nord Europa transitando per Roma e Milano.
Ed è proprio in Sicilia, nella provincia di Ragusa e di Catania, e a Roma che MEDU – Medici per i Diritti Umani ha deciso di essere presente per fornire una prima assistenza psicologica a quei migranti che hanno subito torture e per documentare ed informare l’opinione pubblica su quello che può succedere a chi decide di intraprendere quello che sui nostri giornali viene sempre più spesso riportato come “viaggio della speranza”.
Lontano dai propri affetti e dalla propria comunità, ignaro dei suoi diritti, un migrante che abbia subito tortura rischia di non riuscire a superare il trauma se lasciato senza adeguato supporto.
La mancanza in Italia di una legislazione organica che regoli nel dettaglio la procedura di identificazione, certificazione e presa in carico delle potenziali vittime di tortura ha creato molta confusione in questo senso. Il progetto ON.TO è stato formulato per fornire un servizio specialistico di assistenza psicologica o psichiatrica alle vittime di tortura in arrivo in Italia, garantendo anche un accompagnamento nel processo per l’ottenimento dello status di rifugiato da parte delle Commissioni Territoriali. L’idea progettuale è stata elaborata da MEDU in collaborazione con due ONG israeliane da anni impegnate nella difesa dei diritti dei rifugiati transitanti per il Sinai e diretti in Israele: Hotline for Refugees and Migrants (HRM) and Physicians for Human Rights Israele (PHR-I). Il progetto beneficia quindi di una condivisione di esperienze e competenze al di là del territorio italiano, mirando ad identificare le strategie più efficaci per combattere l’impunità per i fautori delle violenze in un contesto migratorio in continuo mutamento.

Il Progetto

Il progetto ha come obiettivo generale quello di contribuire a porre fine alla tortura e ad altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti nei confronti dei rifugiati e dei migranti nel deserto del Sinai e lungo le rotte migratorie che conducono dai paesi di origine al Nord Africa. Obiettivo specifico è quello di a ssicurare alla fine dei 36 mesi di progetto l’assunzione di maggiori responsabilità da parte delle istituzioni coinvolte;di migliorare la capacità di riabilitare le vittime di tortura e di maltrattamenti; e di implementare un’attività di advocacy coordinata al fine di chiedere cambiamenti concreti nelle politiche adottate, attraverso la costruzione di una rete di cooperazione transnazionale tra organizzazioni della società civile in Israele ed in Italia.

Con l’ausilio di un questionario sviluppato in collaborazione con le due ONG partner in Israele, il team MEDU dislocato in Sicilia (formato da una coordinatrice, uno psichiatra, un medico generale ed un mediatore culturale) si occupa di raccogliere testimonianze di torture o trattamenti degradanti tra i sopravvissuti al loro arrivo in Italia. I dati che possono essere utili per iniziare un procedimento contro i fautori delle violenze sono condivisi con le rappresentanze diplomatiche dei paesi interessati e con le autorità italiane al fine di creare una mobilitazione per la condanna dell’atto di tortura. Attraverso una campagna di sensibilizzazione ad ampio raggio, il pubblico e le autorità competenti in Italia ed in Europa vengono informate sui bisogni specifici delle vittime di tortura e sulle modalità per garantirne una tempestiva identificazione e presa in carico. Seguono incontri con gli attori decisionali competenti, in modo tale da indirizzarli nella redazione di linee guida per l’identificazione, certificazione e presa in carico delle vittime di tortura.

Da un punto di vista sanitario, ogni anno MEDU si propone di condurre un training per 20 medici ed operatori socio-sanitari, al fine di condividere con loro la propria esperienza in termini di identificazione e certificazione delle vittime di tortura. Il team MEDU si impegna altresì a garantire che il personale formato veicoli a sua volta le conoscenze acquisite ai colleghi sul territorio.
Lo psichiatra e il medico MEDU, con l’ausilio di un mediatore culturale e sotto la direzione del coordinatore, provvedono poi a fornire direttamente un servizio di assistenza socio-psicologica e a redigere appropriate certificazioni mediche da presentare alla Commissione Territoriale che esamina la richiesta di asilo.

I risultati attesi sono i seguenti:

  • Informazioni più dettagliate e transnazionali sulla tortura e sui maltrattamenti subiti nel Sinai o lungo le rotte migratorie passanti per il Nord Africa sono maggiormente disponibili ed accessibili sia alle ONG interessate, che alle autorità governative ed al pubblico.
  • I dati rilevanti ai fini delle indagini e dei procedimenti legali contro i fautori delle torture sono condivisi con i paesi di competenza.
  • I bisogni ed i diritti delle vittime di tortura ricevono un maggior riconoscimento a livello internazionale, e l’identificazione precoce delle vittime di tortura tra i rifugiati e i richiedenti asilo è riconosciuta come una necessità.
  • Le procedure adottate a livello nazionale per l’ identificazione delle vittime di tortura tra i rifugiati e i richiedenti asilo all’arrivo in Italia sono uniformate agli standard internazionali.
  • Un numero maggiore di medici e personale sanitario è in grado di identificare le vittime di tortura tra i richiedenti asilo ed i rifugiati e di certificare gli esiti di tortura secondo gli standard internazionali.
  • Un numero maggiore di migranti vittime di tortura e/o trattamenti disumani e degradati beneficiano di servizi di riabilitazione medica e socio-psicologica in Italia.
  • Le organizzazioni della società civile israeliane ed italiane partecipano alla revisione del sistema di tutela in vigore nel proprio paese e conducono un’azione congiunta di condanna della tortura a tutti i livelli e di informazione sull’ attitudine più appropriata da adottare verso le vittime di tortura.

Per un maggior approfondimento si veda anche:

COMUNICATI
Esodi. Rotte migratorie dai paesi sub-sahariani verso l’Europa [13 settembre 2016]
Fuggire o Morire [29 Luglio 2015]
Cara di Mineo un modello di accoglienza incompatibile con la dignità della persona. Il rapporto di Medici per i Diritti Umani [9 giugno 2015]
Oltre 300 morti nel canale di Sicilia. [11 febbraio 2015]

RAPPORTI
Rapporto ASILO PRECARIO.I Centri di Accoglienza Straordinaria e l’esperienza di Ragusa [27 aprile 2016]
Fuggire o Morire [29 luglio 2015]
Rapporto sulle condizioni di accoglienza CARA di MINEO [9 giugno 2015]
I sommersi e i salvati [11 novembre 2014]





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Beneficiari
Diretti:

1) 2,450 migranti sopravvissuti alla tortura nel Sinai e lungo le rotte migratorie dai paesi di origine al Nord Africa: attualmente non hanno un adeguato accesso ai servizi sanitari, sociali e di riabilitazione.

2) Governi di Israele e Italia: hanno finora dimostrato un’attenzione insufficiente alle questioni relative alla tutela dei diritti dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti, come dimostrato dall’assenza di linee guida nazionali per l’identificazione delle vittime di tortura e per la fornitura di servizi di riabilitazione psico-sociale.

3) Personale medico in Italia operante in Sicilia non ha disposizione strumenti efficaci per l’identificazione e certificazione delle vittime di tortura.

4) Organizzazioni della società civile in Israele e in Italia: non sono pienamente a conoscenza delle istituzioni europee ed internazionali che si occupano di tortura e necessitano di un ulteriore formazione per condurre attività di advocacy significative.

Indiretti:

A beneficiare dell’intervento sono tutte le potenziali vittime di tortura nel Sinai e lungo le rotte migratorie dai paesi di origine al Nord Africa, le loro famiglie e la Diaspora; agenzie delle nazioni unite e gruppi di advocacy con un mandato rilevante a livello di EU ed internazionale; e l’intera società civile dei paesi di origine, di Israele, di Italia e dell’Unione Europea.

Enti Finanziatori
Commissione Europea – Strumento europeo per la Democrazia e I Diritti Umani (EIDHR)
Open Society Foundations