Territori palestinesi e Israele


Assistenza e formazione per la salute delle donne palestinesi e rifugiate
in Cisgiordania (Territori occupati Palestinesi) e in Israele


Territori Palestinesi

Il contesto

Israele. Le politiche di gestione dei flussi migratori in Israele fin dalla nascita dello Stato, nel 1948, hanno avuto l’obiettivo di frenare gli ingressi e di impedire l’insediamento di persone provenienti dai paesi africani e arabi. Con questa motivazione Israele nega sistematicamente il riconoscimento
dell’asilo politico ai migranti forzati provenienti dal Corno d’Africa, per lo più dall’Eritrea e dal Sudan, pur essendo essi nell’evidente necessità di ricevere protezione internazionale. Dal 2012, in seguito all’approvazione della legge sulla prevenzione degli ingressi clandestini, chiunque attraversi irregolarmente il confine di Israele può essere trattenuto in “detenzione amministrativa” fino ad un massimo di tre anni, compresi gruppi vulnerabili come bambini e persone vittime di tratta e tortura.
Ad oggi all’interno dello Stato di Israele si contano circa 55.000 richiedenti asilo, di cui 35.000 prevenienti dall’Eritrea e 15.000 dal Sudan. In base all’emendamento del 2003 della legge sulla cittadinanza, i richiedenti asilo non godono di diritti sociali, non hanno permesso per lavorare e non possono accedere all’assistenza sanitaria, se non in casi di urgenza.
Cisgiordania. La Cisgiordania o West Bank fu designata ad accogliere uno Stato palestinese (insieme alla striscia di Gaza) dal piano di spartizione delle Nazioni Unite del 1947, ma le truppe israeliane ne iniziarono l’occupazione già all’indomani della prima guerra arabo-israeliana del 1948, ponendolo poi interamente sotto il loro controllo durante la guerra dei Sei giorni del 1967. Verso la metà degli anni Novanta alcune città della Cisgiordania e della striscia di Gaza passarono sotto l’Autorità nazionale palestinese (ANP) in seguito alla firma degli “accordi di Oslo”. Gran parte della Cisgiordania è stata tuttavia rioccupata in seguito allo scoppio della seconda Intifada nel settembre 2000.
Nel 2002 Israele ha avviato la costruzione di una barriera di separazione (security fence) in Cisgiordania allo scopo ufficiale di impedire fisicamente ogni intrusione di terroristi palestinesi nel territorio nazionale. Questa barriera consiste per tutta la sua lunghezza in una successione di muri, trincee e porte elettroniche ed è stata giudicata una seria violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’ONU e dalla Commissione Internazionale dei Giuristi.
Nella West Bank, a causa dell’aggravarsi della situazione socio-politica e umanitaria, degli effetti di 41 anni di occupazione israeliana e dell’aumentata dipendenza dagli aiuti esterni, l’accesso a servizi medici sostenibili per i residenti palestinesi è stato fortemente compromesso e le possibilità di sviluppo di un sistema sanitario palestinese indipendente sembrano, allo stato attuale, difficilmente realizzabili.
Le restrizioni alla libertà di movimento imposte dalla forze di occupazione israeliane alla popolazione palestinese creano gravi problemi sia per quanto riguarda l’accesso dei pazienti ai servizi sanitari sia per quanto concerne la formazione e l’aggiornamento di personale medico e la costruzione di un efficace sistema sanitario. Gli indicatori di salute evidenziano la critica situazione in cui si trova il sistema sanitario palestinese: la mortalità infantile è sei volte superiore a quella di Israele mentre la mortalità materna è addirittura 20 volte più alta.

Il progetto

L’obiettivo generale del progetto è quello di promuovere e tutelare il diritto alla salute delle donne e dei bambini palestinesi e rifugiati che risiedono in Cisgiordania e Israele, nonché di favorire un processo di collaborazione e dialogo fra operatori sanitari israeliani e palestinesi.
Il progetto vuole sostenere il sistema sanitario palestinese e al contempo ridurre le barriere tra popolazione israeliana e palestinese, esprimere solidarietà concreta, denunciare le politiche che limitano il corretto funzionamento del sistema sanitario e l’accesso alle cure, coinvolgere i cittadini israeliani ad agire per il cambiamento. In questo senso un aspetto fondamentale dell’intervento verte sul significato simbolico e concreto della collaborazione tra personale sanitario israeliano e palestinese, non solo nel campo medico, ma anche nello sforzo di ottenere pace e giustizia in quest’area di conflitto. La sostenibilità del progetto è quindi anche intesa nel rendere possibile il proseguimento del dialogo e della collaborazione israelo-palestinese.
Le attività previste sono l’implementazione delle Open Clinic per la salute della donna, l’implementazione delle cliniche mobili per la salute della donna, la realizzazione di incontri di promozione della salute e dei diritti fondamentali, l’ implementazione delle cliniche mobili specialistiche (ginecologia, pediatria) per la salute della donna e del bambino, la formazione in azione di giovani medici palestinesi nell’area ginecologico-ostetrica e pediatrica e la realizzazione di due seminari in Italia sulle discriminazioni nell’accesso alle cure nei Territori occupati palestinesi e in Israele.
Il progetto è imperniato sulla partnership con una ONG israeliana (Physicians for Human Rights Israele – PHR Israele) e una ONG palestinese (Palestinian Medical Relief Society – PMRS). Le organizzazioni locali collaborano da diversi anni e hanno sviluppato un’importante esperienza nella tutela dei diritti umani e nella promozione dei processi di dialogo in zone di conflitto. Il presente
progetto cerca di esprimere una visione integrata della cooperazione dove l’aspetto sanitario è inseparabile dai temi dei diritti umani e della pace. L’intervento è inoltre orientato a promuovere l’empowerment femminile sia nella metodologia (cliniche mobili per le donne gestite da donne), sia nell’ambito della formazione sui temi della salute e dei diritti fondamentali.





SOSTIENI LE CLINICHE MOBILI


TERRITORI PALESTINESI
Mortalità infantile (per 1000 nati vivi)
18,8 – in Israele è 3,7
Mortalità materna (per 100.000 nascite)
28 – in Israele è 7
Speranza di vita alla nascita (anni)
73 – in Israele è 83
Indice di sviluppo umano
0.69 posizione 107° e in Israele è 0,89 posizione 19°
PIL pro Capite ($)
2.250 $- in Israele è 31.200$

Popolazione Beneficiaria
Diretta: 11.000 donne e 10.000 bambini appartenenti ai villaggi e alle città di Azun (distretto di Kalkilia), Deir Balut (distretto di Salfeet), Deir Ibze e Zaffa (distretto di Ramallah), Mount Ebal (distretto di Nablus), Rbayeah (distretto di Betlehem Est), Zibad (distretto di Tulkarem). Beneficiari del progetto sono anche 20 giovani medici palestinesi che usufruiscono della possibilità di formazione pratica nel corso delle cliniche mobili specialistiche nell’area ginecologica-ostetrica e pediatrica.
Indiretta: è la restante popolazione dei villaggi e dei quartieri di città per un totale di circa 10.000 persone e circa 500 operatori sanitari israeliani e palestinesi (medici, ostetriche, infermieri, farmacisti ecc) che attraverso il progetto, in maniera diretta o indiretta, instaurano relazioni di dialogo e collaborazione.
Partner
Sul territorio: Physicians for Human Rights – Israel; Palestinian Medical Relief Society
Nazionali: Medici per i Diritti Umani; Comune di San Casciano Val di Pesa; AOUCareggi
Budget
2015: 92.678,00 euro
Finanziatori
Tavola Valdese, Regione Toscana

“Progetto sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese”.Chiesa Valdese